Il futuro della robotica automatizzata non ha forma umana: ecco le macchine che domineranno l’industria

L’industria punta su robot efficienti, flessibili e senza forma umana. Gli umanoidi non sono adatti alle fabbriche: altre macchine segneranno il futuro dell’automazione industriale. I robot umanoidi suscitano curiosità e attraggono ingenti investimenti. La loro somiglianza con le persone ―parlano, camminano e potrebbero persino lavorare come noi― cattura l’attenzione della società e stimola l’immaginazione collettiva. Tuttavia, quando si parla di ambito industriale, le priorità sono altre: le funzioni prima della forma.

Jordi Pelegrí

Il mercato degli umanoidi è in pieno boom, soprattutto da parte delle startup e dei grandi investitori. Infatti, anche l’Organizzazione internazionale per la normazione (ISO) si è messa al lavoro per regolamentarne l’uso e le applicazioni. Sebbene questa crescita sia reale, è necessario considerare aspetti chiave come le reali esigenze di una fabbrica. Lontano da un’immagine futuristica, la forma umana non è tra le priorità delle fabbriche.

Tra le sfide di diversi territori come Stati Uniti, Giappone ed Europa, la più importante risiede nel calo della manodopera disponibile e dei profili qualificati. Parallelamente, i produttori devono affrontare la crescente pressione di fornire prodotti personalizzati, con cicli di vita più brevi e catene di approvvigionamento più resilienti, senza dimenticare la produttività, la qualità e la sostenibilità come premesse fondamentali.

Per tutti questi motivi, l’automazione ha smesso di essere un’opzione per diventare un requisito strategico.

Ma non basta applicarla: bisogna considerare come e con quali risorse farlo.

Lungo una linea di produzione, non tutte le attività sono uguali. Le postazioni fisse impiegano robot collaborativi (cobot), particolarmente efficaci nelle azioni ripetitive. La logistica e i movimenti interni sono già gestiti dagli AMR (robot mobili autonomi), che hanno una capacità di carico molto superiore a quella di un umanoide. Nelle operazioni ibride, che combinano spostamenti e interazione, i cobot mobili sono l’opzione ideale.

Umanoidi in fabbrica? Perché due gambe e braccia non sono sempre la risposta

Al contrario, gli umanoidi sono troppo generici, oltre ad essere più costosi, complessi e poco adatti all’efficienza richiesta da una fabbrica.

In altre parole, la forma umana non apporta alcun valore aggiunto in ambienti orientati alla produttività. Perché investire in due gambe, quando le ruote trasportano più velocemente e in modo sicuro? Perché pagare per articolazioni multiple se un braccio robotico risolve il compito? La premessa è chiara: i progetti di automazione di maggior successo sono quelli che scelgono lo strumento adeguato, adattato a ciascuna funzione.

Perché investire in due gambe, quando le ruote consentono un trasporto più veloce e sicuro?

In un contesto di incertezza economica e carenza di manodopera come quello che stiamo vivendo, la robotica avanzata sta guadagnando terreno. Grazie a robot modulari con la possibilità di aggiungere accessori complementari, è possibile risolvere numerose applicazioni. Inoltre, vengono implementati rapidamente, occupano poco spazio e consumano meno energia. In questo modo, il ritorno sull’investimento è tangibile.

Ciò non significa che gli umanoidi non abbiano futuro. Il loro valore può essere altrettanto significativo laddove la parte umana facilita l’interazione, come nel caso dell’assistenza sanitaria o del settore alberghiero. Tuttavia, aspettare che siano pronti per l’industria significherebbe rimandare soluzioni già esistenti progettate per integrare il lavoro umano.

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